Perché un cavallo ticchia per ridurre la sua frustrazione? Perché proprio quel comportamento apparentemente inutile e dannoso? Per reagire allo stress, il cavallo altera il suo cervello in modo di trovare senso in azioni che non l'avrebbero, come le stereotipie. Si crea un finto mondo dove prova piacere per sopperire alla sua grave assenza in quello reale.

Di Rachele Malavasi, etologa e consulente scientifico SEE


Le stereotipie sono un problema che affligge tra il 3 ed il 10% della popolazione equina mondiale. Si tratta di comportamenti eseguiti in maniera ripetuta e relativamente invariata senza un apparente obiettivo1, che si manifestano anche in numerose altre specie, ma solo in condizioni di cattivitá: in natura le stereotipie non esistono.
È ormai universalmente riconosciuto che non si tratta di “vizi”, bensí di comportamenti indotti dalla frustrazione di una vita costretta in un ambiente non adeguato a cui il soggetto risponde con meccanismi di compensazione (l’atto stereotipico, appunto), oppure indotti da disfunzioni del sistema nervoso2. In generale, vengono riconosciuti come comportamenti sintomo di uno scarso benessere, oppure di una passata condizione di scarso benessere che peró non è recuperabile anche se le condizioni presenti sono adeguate ai bisogni del soggetto3,4,5.

Si parla spesso delle cause scatenanti le stereotipie, piú raramente del perché il comportamento stereotipico aiuta il soggetto a compensare la condizione di malessere. Perché un cavallo ticchia per ridurre la sua frustrazione? Perché proprio quel comportamento apparentemente inutile e dannoso?
L’emergenza delle stereotipie è stata associata ad una disregolazione del sistema dopaminergico (mediato dalla dopamina, un ormone) nel corpo striato2,6,7,8. Il corpo striato è una porzione del cervello deputata all’apprendimento che si divide in:
- una porzione dorso-mediana, responsabile dei comportamenti cosiddetti “goal-directed”, cioè non automatici, in cui è evidente una strategia di azione;
- una porzione dorso-laterale, deputata all’apprendimento associativo e all’acquisizione di abitudini;
- una porzione ventrale, che media il processo di ricompensa durante l’apprendimento e quindi “tara” la motivazione ad eseguire le azioni legate a quell’apprendimento (per esempio, regola quanto forte debba essere la motivazione ad imparare ad aprire una serratura per ottenere la libertá). Assieme al dorsale medio, questa porzione regola anche la manifestazione di comportamenti flessibili quando cambiano le ricompense (per esempio, se aprendo la serratura mi trovo in un altro box, la ricompensa non vale l’azione).

La funzione dei neuroni della porzione ventrale è in pratica quella di valutare le contingenze tra azione e risultato dell’azione, cioè di creare una associazione fra uno stimolo ambientale, un’azione ed il suo esito. È l’area dove si creano le rappresentazioni mentali. Il corpo striato è ricco di recettori della dopamina: se la contingenza esiste (cioè se l’azione fa ottenere un premio adeguato), la dopamina liberata altrove viene catturata e cosí l’azione eseguita viene “confermata” come corretta in quel contesto (e si liberano endorfine, che portano piacere).

I soggetti stereotipici (parliamo in particolare dei cavalli ticchiatori, ma questo meccanismo sembra comune ad altre stereotipie, tanto che il meccanismo è stato studiato per la prima volta nei ratti9 e poi negli esseri umani) hanno una differente distribuzione di recettori per la dopamina2,6, in particolare hanno piú recettori D1 e D2 nella parte ventrale del corpo striato, e meno recettori D1 nella sua parte dorso-mediana. Quindi, sono meno recettivi all’apprendimento di strategie e passano piú facilmente ai comportamenti abitudinari (perché la porzione dorso-laterale, avendo piú recettori, diventa preponderante rispetto alla mediana), ed avendo pochi recettori nella zona ventrale hanno difficoltá nel creare le contingenze, quindi associano una forte motivazione ad azioni “inutili”6,10.

Queste disfunzioni molto raramente sono frutto di alterazioni genetiche dalla nascita. Piuttosto, sono un adattamento che il cavallo acquisisce in un contesto di frustrazione, dove non é in grado di soddisfare le proprie necessitá etologiche. Facendo in modo di non distinguere se certe azioni portano o meno un beneficio reale, un'azione apparentemente inutile come ticchiare assume per il cavallo una efficacia e questo lo conforta, perché é una delle poche azioni efficaci che puó fare in un ambiente frustrante. Al termine dell’azione valutata come valida, si liberano endorfine e quindi il cavallo è spinto a ticchiare ancora, perché questa azione gli ha dato piacere.

In pratica, il cavallo si crea un finto mondo dove prova piacere per sopperire alla sua grave assenza in quello reale, diventando in grado di trovare senso in azioni che non l'avrebbero, come le stereotipie. Non puó fare altro. Quindi, quando il cavallo, per esempio, ticchia o quando "incensa" con la testa o quando fa il ballo dell'orso, sta esprimendo un disagio che peró, in quel momento, lo fa stare bene. Questo non vuol dire che possiamo lasciare la situazione com'é! Bisogna andare a capire quali elementi dell'ambiente hanno provocato questa condizione (alimentazione, isolamento sociale, ...?) e quindi quali motivazioni non sono soddisfatte, o non lo sono state in passato.
Parleremo in un altro articolo di necessitá etologiche del cavallo secondo quanto ci suggerisce la ricerca scientifica, ma anticipiamo che sono tutte necessitá legate all’ambito sociale. L’isolamento è, per un animale sociale, la peggiore delle condizioni.

Bibliografia
1. Mason, G.J., Rushen, J., 2006. Stereotypic animal behaviour: fundamentals and applications to welfare. Oxford: CABI; 384 pp.
2. Mcbride, S., Hemmings, A., 2005. Altered mesoaccumbens and nigro-striatal dopamine physiology is associated with stereotypy development in a nonrodent species. Behav. Brain Res. 159, 113–118.
3. Mills, D.S., Alston, R.D., Rogers, V., Longford, N.T., 2002. Factors associated with the prevalence of stereotypic behaviour amongst Thoroughbred horses passing through auctioneer sales. Appl. Anim. Behav. Sci. 78 (2–4), 115–124.
4. Cooper, J.J., Albentosa, M.J., 2005. Behavioural adaptation in the domestic horse: potential role of apparently abnormal responses including stereotypic behaviour. Livest. Prod. Sci. 92 (2), 177–182.
5. Wickens, C.L., Heleski, C.R., 2010. Crib-biting behaviour in horses: a review. Appl. Anim. Behav. Sci. 128 (1–4), 1–9.
6. Parker, M., Redhead, E.S., Goodwin, D., & McBride, S.D., 2008. Impaired instrumental choice in crib-biting horses (Equus caballus). Behav. Brain Res. 191(1), 137-140.
7. Hemmings, A., McBride, S.D., Hale, C.E., 2007. Perseverative responding and the aetiology of equine oral stereotypy. Appl. Anim. Behav. Sci. 104 (1–2), 143–150.
8. Mcbride, S., Hemmings, A., 2009. A neurologic perspective of equine stereotypy. J. Equine Vet. Sci. 29, 10–16.
9. Cabib, S., 1993. Neurobiological basis of stereotypies. In: LAWRENCE, A.B., RUSHEN, J. (Eds.), Stereotypic Animal Behaviour: Fundamentals and Applications to Welfare. CABI International, Wallingford.
10. Parker, M., McBride, S.D., Redhead, E.S., Goodwin, D., 2009. Differential place and response learning in horses displaying an oral stereotypy. Behav. Brain Res. 200, 100–105.

Articoli

Stereotipie e Dopamina

Perché un cavallo ticchia per ridurre la sua frustrazione? Perché proprio quel comportamento apparentemente inutile e dannoso? Per reagire allo stress, il cavallo altera il suo cervello in modo di trovare senso in azioni che non l'avrebbero, come le stereotipie. Si crea un finto mondo dove prova piacere per sopperire alla sua grave assenza in quello reale.

Di Rachele Malavasi, etologa e consulente scientifico SEE

Leggi tutto

Gli effetti dell'uso dell'imboccatura

di Rachele Malavasi, etologa e referente scientifico SEE.

Il dibattito circa gli effetti dell’uso dell’imboccatura è uno fra i piú accesi in ambito equestre. La scienza dice la sua attraverso ricerche obiettive, che possono aiutarci a scegliere per il benessere del nostro amico cavallo senza lasciarci influenzare da una o l’altra corrente di pensiero.

Leggi tutto

L'introduzione di un cavallo in un branco domestico

di Rachele Malavasi, Etologa e Consulente scientifico SEE

L’introduzione di un cavallo in un branco domestico è un processo complesso e delicato che non va preso alla leggera. Prima di introdurre un cavallo in branco bisogna informarsi accuratamente e, nel caso, affidarsi al supporto di un professionista, ed è comunque importante non comportarsi da autodidatta. Quali sono gli elementi da considerare?

Leggi tutto

La relazione Etica con il Cavallo

di Andrea Montagnani, Formatore Nazionale di Equitazione Etica

Nell'arco della mia vita in molte occasioni durante i corsi di formazione o stage con istruttori di equitazione ho sentito spesso usare la frase "relazione con il cavallo" con significati molto diversi ma, se dovessi ricordarne uno, farei fatica.

Leggi tutto

La marcatura emozionale

di Andrea Montagnani, Formatore Nazionale di Equitazione Etica

Le emozioni sono importanti componenti della mente perché rappresentano dei veri e propri marcatori delle esperienze vissute dal cavallo, nel senso che ogni nuovo evento può essere "agganciato" a emozioni piacevoli oppure spiacevoli in base a che tipo di emozioni ha suscitato in prima istanza quel particolare oggetto o situazione.

Leggi tutto

Controllo del cavallo versus sviluppo del suo autocontrollo

"Preferisco investire il tempo nello sviluppo dell'AUTOCONTROLLO del cavallo, non nel controllo del suo movimento!"

di Andrea Montagnani, Formatore Nazionale di Equitazione Etica

Leggi tutto

L'educazione nasce dalla Relazione Quotidiana

Allargare il piano delle conoscenze, impostare stili e abitudini, strutturare il carattere del puledro nelle sue risposte emozionali, rafforzare la memoria e le capacità cognitive, impostare un profilo fiducioso, calmo, aperto al mondo sono alcuni degli obiettivi che si possono raggiungere attraverso una corretta educazione.

di Andrea Montagnani, Formatore Nazionale di Equitazione Etica

Leggi tutto

Il cavallo è "imbrancato"? ...e menomale!

I cavalli sono animali sociali che vivono in branco, organizzati in gruppi o bande. Ogni cavallo è per sua stessa natura imbrancato e guai se non lo fosse perché l'evoluzione naturale della sua specie l'ha selezionato così. Non è infatti concepibile per un equino, così come per un essere umano (per quanto alcuni talvolta lo auspichino, senza peraltro averlo provato), una vita equilibrata condotta in totale solitudine ed isolamento, neppure in uno sconfinato pascolo!

Leggi tutto

Scarichiamo bene il cavallo alla longia prima di montarlo!

Visitando diversi centri mi capita ancor oggi di ascoltare discorsi sui cavalli del tipo "Devo farlo un po' stancare prima di montarlo, così si scarica un po'!" oppure "Lo metto in circolo così lo faccio sfogare", o ancora "Lo mando un po' in riserva perché è troppo carico".
I cavalli non sono pentole a pressione che vanno sfogate prima di essere aperte!

di Andrea Montagnani, Formatore Nazionale di Equitazione Etica

Leggi tutto

Dominanza? No, grazie!

Il mondo dei cavalli è fatto di collaborazione, non di ubbidienza e tanto meno di scale gerarchiche e abitudini da caserma.
Le parole dominanza, gerarchia, comandi, rispetto, sottomissione hanno a che fare più con le proiezioni antropocentriche che non con le effettive logiche relazionali proprie della specie equina.

di Andrea Montagnani, Formatore Nazionale di Equitazione Etica

Leggi tutto

L'educazione fisica del cavallo da un nuovo punto di vista

Educazione fisica significa in primo luogo conoscenza del proprio corpo.
Per il cavallo conoscere il proprio corpo vuol dire, da un lato, averne consapevolezza, dall'altro, sapere come muoverlo nello spazio con competenza e quindi possedere ampi schemi di movimenti che risultino familiari ed esprimibili in modo corretto, con precisione e destrezza.

di Andrea Montagnani, Formatore Nazionale di Equitazione Etica

Leggi tutto

La Socializzazione primaria e secondaria

Il cavallo, per retaggio filogenetico, è un animale fortemente sociale ma deve sviluppare abilità e capacità che gli consentano di riconoscere come partner sociali sia gli altri cavalli (socializzazione primaria), sia noi umani (socializzazione secondaria) e imparare a interagire con loro con competenza.

di Andrea Montagnani, Formatore Nazionale di Equitazione Etica

Leggi tutto

CAVALLI=PREDE E UMANI=PREDATORI?

Facciamo un po' di chiarezza su questo tema.
Quante volte hai sentito dire da istruttori e appassionati di cavalli che il cavallo è una Preda e noi siamo dei Predatori? Oppure il cavallo istintivamente ci teme perché ci vede come un predatore, odoriamo da predatori (specie se mangiamo carne) e abbiamo gli occhi frontali come i predatori?

di Andrea Montagnani, Formatore Nazionale di Equitazione Etica

Leggi tutto

PERCHÉ NON UTILIZZIAMO L’IMBOCCATURA DURANTE UN'ESCURSIONE

La capezza con la sua longhina sono prima di tutto uno strumento di sicurezza per il cavallo ogni volta che ci si debba spostare insieme, sia all'interno dei centri equestri che in prossimità di strade, centri urbani o zone affollate, perché spesso, negli ambienti antropizzati (e di conseguenza non consoni alla natura degli equini), basta veramente poco per rischiare di coinvolgere il cavallo in un incidente mettendo a rischio persino la propria vita e quella altrui.

di Andrea Montagnani, Formatore Nazionale di Equitazione Etica

Leggi tutto

SMETTI DI BRUCARE!!!

Quante volte durante un'escursione hai visto strattonare le redini, spesso anche attaccate ad un'imboccatura, per evitare che il cavallo si fermi a mangiare l'erba? Ogni volta che il malcapitato abbassa la testa verso un ciuffo prelibato ecco che arriva puntualmente lo strattone da parte dell'umano impaziente di procedere a passo spedito.

di Andrea Montagnani, Formatore Nazionale di Equitazione Etica

Leggi tutto

Convegno “La relazione millenaria uomo-cavallo fra passato e futuro"

21 marzo 2016 - Università Cattolica di Milano
Successo del convegno incentrato sul futuro dell’equitazionetotalmente i posti dell’aula Magna della Cattolica di Milano. Tra i tredici relatori invitati dall’organizzazione a portare il proprio punto di vista, ben due esponenti della Scuola di Equitazione Etica (SEE) che ha la sua sede italiana a Moncigoli di Fivizzano: il responsabile nazionale della SEE Andrea Montagnani e la referente scientifica della scuola, l’etologa ricercatrice internazionale Rachele Malavasi.

Leggi tutto

Il cavallo iperattivo

Ci sono cavalli che proprio non riescono a stare fermi vicino all'umano: saltano addosso, corrono all'impazzata, tirano alla corda e, perfino quando sono esausti, non si fermano perché la loro mente proprio non è in grado di tranquillizzarsi e fermarsi un attimo. 

di Andrea Montagnani, Formatore Nazionale di Equitazione Etica

Leggi tutto

Stereotipie dei cavalli

Cosa sono le stereotipie?

Si tratta di comportamenti ossessivi compulsivi messi in atto dagli animali in modo ripetitivo e non funzionale e che non sono attuati con una finalità precisa.

Leggi tutto

La posizione del cavaliere in discesa

Illustriamo in questo articolo la biomeccanica della posizione in discesa del cavaliere così come viene condivisa dalla Scuola di Equitazione Etica.

di Andrea Montagnani, Formatore Nazionale di Equitazione Etica

Leggi tutto

L'Apprendimento nel Cavallo - Parte 2 - Abilitá cognitive nel giusto contesto

In questo secondo articolo della serie sull'apprendimento si parla di come il cavallo legge ed interpreta il mondo, e di come modifica i suoi comportamenti di consequenza.

di Rachele Malavasi, Etologa

Leggi tutto

L'Apprendimento nel Cavallo - Parte 1 - Comportamentismo e cognitivismo

Due interessanti articoli per parlare di come i cavalli estraggono informazioni dal mondo e le elaborano, e del modo in cui l'equitazione ha (o NON ha) integrato queste capacitá nei suoi metodi. In questo primo articolo, le principali teorie dell'apprendimento.

di Rachele Malavasi, Etologa

Leggi tutto

L'importanza delle emozioni nell'insegnamento

La vita emozionale del Cavallo è molto ricca e rappresenta una variabile basilare per la sua vita sociale e la sua relazione. Ma allora come si può insegnare al cavallo attraverso le emozioni positive?

di Andrea Montagnani, Formatore Nazionale di Equitazione Etica

Leggi tutto

Una nuova chiave di lettura

Un paradigma è una chiave di lettura della realtà.

Nella storia dell'equitazione si sono succeduti tre paradigmi fondamentali. Il paradigma utilizzato per eccellanza nel passato è stato quello della dominanza legato alla teoria del capobranco e la sottomissione del cavallo.

Leggi tutto

Ogni essere vivente ha necessità di comunicare per poter sopravvivere

Ogni essere vivente ha necessità di comunicare per poter sopravvivere.

Ogni momento trascorso insieme ai cavalli ci ha di certo insegnato che dobbiamo confrontarci con una comunicazione decisamente diversa da quella che abbiamo abitualmente con altre persone umane.

Leggi tutto

Il cavallo da solo …è un cavallo triste!

“Cosa vuole di più il mio cavallo? Mangia ottimo fieno tutti i giorni, beve al suo beverino, dorme al caldo nel suo box di legno e ha a disposizione anche un paddock!" 
“Ho salvato il mio cavallo dal macello ed ora vive sereno e felice presso un maneggio ed ha ben 500 mq solo per lui. Cosa potrebbe desiderare di più?”

Leggi tutto

Un codice etico sottoscritto dai professionisti di equitazione

L’Equitazione Etica non è per tutti, poiché non si tratta di uno sport o di una disciplina, ma è un vero e proprio stile di vita che richiede la condivisione di valori di rispetto del prossimo, di apertura verso l’altro, di accoglienza delle differenze individuali e di specie, di assenza di giudizio, di collaborazione inter ed intraspecifica, di umiltà, di disponibilità alla crescita e formazione continua.

Leggi tutto

Il cavallo cognitivo: da Clever Hans ad oggi

Memoria, riconoscimento cross-modale, comunicazione intenzionale...sono solo alcune delle strabilianti abilitá cognitive che i cavalli possiedono e che usano soprattutto per mediare le relazioni nel branco.

di Rachele Malavasi, etologa

Leggi tutto

L'Educazione del Cavallo - Le 10 regole fondamentali

E-ducare significa letteralmente condurre fuori, in riferimento al potenziale di ognuno.
Per tirare fuori un potenziale è necessario che tra gli interagenti ci sia comunicazione e che ci siano rispetto e fiducia reciproci. Chi nella coppia ha il ruolo di far emergere il potenziale è in quel momento guida dell'altro in questo processo.

Leggi tutto

L'importanza delle parole

Le parole sono l'espressione di un pensiero, ma è vero anche il contrario: l'uso di una parola piuttosto che un'altra può condizionare il nostro modo di pensare e, di conseguenza, di agire.

Leggi tutto

Il compromesso della cattività

Riteniamo sia importante chiedersi spesso cosa possiamo fare, noi esseri umani, per i nostri compagni equini che, volenti o nolenti, non hanno altra possibilità di vita che insieme a noi. Siamo infatti noi a scegliere loro, imponendo le nostre decisioni in merito ad ogni aspetto della loro esistenza e il viceversa è una possibilità non contemplata nel mondo reale.

Leggi tutto

Certificato Medico per attività sportiva

Per fare un po' di chiarezza sulle certificazioni mediche richieste per lo svolgimento di attività sportiva, riportiamo qui di seguito le principali modifiche introdotte dal c.d. Decreto del Fare.

Leggi tutto

Il Cavallo Etico - Senso di giustizia e moralità nel mondo animale

Proponiamo la traduzione di questo famoso articolo dal titolo evocativo di "Il Cane Etico" scritto da Marc Bekoff, famoso etologo e biologo evoluzionista per soffermarci a riflettere sull'evoluzione del senso di giustizia e della moralità nelle varie specie animali. In questo contesto sarà facile, con le dovute differenze, traslare i concetti esposti per una innovativa visione della specie equina "Il Cavallo Etico".

Leggi tutto

L'ingaggio motivazionale

Sono fermamente convinto che i comportamenti dei cavalli non siano mossi esclusivamente da stimoli esterni ma ritengo che ciò che muove il comportamento siano le motivazioni interne presenti in ogni soggetto.

"Le foglie sono mosse dal vento", gli animali invece, come ben descrive il nome stesso, si muovono per una propria forza interna alimentata dalle motivazioni.

di Andrea Montagnani, Formatore Nazionale di Equitazione Etica

Leggi tutto
Ritorna al top