di Rachele Malavasi, Etologa e Consulente scientifico SEE

L’introduzione di un cavallo in un branco domestico è un processo complesso e delicato che non va preso alla leggera. Prima di introdurre un cavallo in branco bisogna informarsi accuratamente e, nel caso, affidarsi al supporto di un professionista, ed è comunque importante non comportarsi da autodidatta. Quali sono gli elementi da considerare?


1. LO SPAZIO. Ritenere che un cavallo possa essere semplicemente lasciato libero in un paddock insieme ad altri perché ‘in natura non hanno le recinzioni a dividerli’, è sbagliato e pericoloso. È vero che non ci sono recinzioni, ma proprio quell’assenza è garanzia di sicurezza: manca anche la recinzione che costringe il nuovo arrivato vicino al branco. Ma quanto spazio serve? Il nuovo elemento deve avere la possibilità di rifugiarsi in un luogo dove non viene disturbato, uno spazio per lui sicuro in cui può riposare. Due cavalli dovrebbero vivere in uno spazio che permetta, come minimo, che fra le risorse (acqua, fieno), fra i rifugi (ripari, angoli) e anche fra risorse e rifugi, ci siamo almeno 10 metri di distanza: questo valore corrisponde alla distanza dal proprio corpo al di sopra della quale il cavallo ammette chiunque, ma al di sotto della quale sono ammessi solo alcuni selezionati elementi. Se i distributori di risorse sono a meno di 10 metri, un cavallo che si nutre al distributore A potrebbe scacciarne uno dal distributore B perché si trova ad una distanza prossemica in cui non è ammesso, quindi non tanto per scacciarlo dalle risorse ma per allontanarlo da sé. Queste regole sono importanti sempre, ma in particolar modo quando si introduce un nuovo individuo, che ancora conosce le relazioni sociali del branco e potrebbe correre il rischio di farsi male.


2. Il PASSATO. Al contrario dei loro conspecifici selvatici, i cavalli nati e cresciuti in ambiente domestico possono avere difficoltà a sviluppare alcune abilità sociali. Se sono stati svezzati in isolamento o anche se svezzati per classi di sesso ed età, sviluppano una minore capacità di mediare le relazioni sociali perché non hanno potuto apprenderlo dagli adulti e quindi sono più aggressivi1. Questo vale a maggior ragione se poi il cavallo cresce in box per tutta la sua vita. La presenza nel box adiacente di un compagno di cui si può vedere o toccare solo la testa non è sufficiente ai fini dello sviluppo delle capacità sociali né per la creazione di legami affiliativi tra i due “vicini di casa”2. Un cavallo che ha sempre vissuto in box e viene introdotto in un branco, ci mette circa un mese e mezzo a stabilizzare il suo comportamento (a meno di particolari traumi), mentre ci vogliono soli 3-4 giorni per imparare le gerarchie nel branco ed evitare ingiurie3 (meno se il cavallo aveva già avuto esperienze sociali). Quindi, i nostri cavalli domestici non devono essere considerati socialmente abili come i selvatici ed è importante che siamo noi a mediare la loro introduzione nel branco in modo che sia un’esperienza piacevole per tutti.


3. L’AMBIENTE. La possibilità di pascolare diminuisce il tasso di aggressione4,5. Quindi, una buona regola è quella di introdurre il nuovo elemento in un paddock erboso, in modo che l’attenzione del branco non sia costantemente concentrata su di lui, e anche per permettergli di coordinare le sue attività con il branco. Infatti, fare cose simili nello stesso momento aumenta la coesione del gruppo, un fenomeno noto come facilitazione sociale. Lo potete osservare quando i vostri cavalli si sdraiano tutti assieme: stanno facendo un’attività di gruppo che li rende più uniti! Per permettere al nuovo elemento di pascolare con gli altri non e necessario che siano nello stesso paddock: se è disponibile un paddock adiacente a quello dove si trova il branco, si possono osservare reciprocamente al pascolo ed iniziare a coordinarsi nelle attività.


4. La PRE-ESPOSIZIONE. Permettere al branco di osservare, odorare e toccare con il muso il nuovo elemento prima che questo sia introdotto nel branco, diminuisce le probabilità di aggressione3,6. Un buon metodo è quello di osservare queste interazioni, vedere quali soggetti si trovano meglio con il nuovo arrivato, ed introdurre un elemento del branco nel (grande) paddock temporaneo dove questo sta vivendo. In questo modo il nuovo cavallo può sviluppare un legame affiliativo (magari solo temporaneo) con un elemento già inserito nel branco. Quando il nuovo cavallo verrà introdotto nel branco, avrà già un compagno a cui riferirsi in caso di difficoltà. Questa pratica non è semplice né libera da critiche. Alcuni ritengono che sia meglio introdurre due e non un solo elemento del branco con il nuovo arrivato: si evita che il cavallo rimosso dal branco viva la convivenza con il nuovo soggetto come una privazione dai suoi compagni. Tuttavia, se si introducono con il nuovo arrivato due cavalli che già hanno un forte legame fra di loro, potrebbero innescarsi gelosie. L’impostazione proposta dalla SEE (Scuola di Equitazione Etica) è quella di creare un piccolo branco con il nuovo arrivato, aggiungendo uno dopo l’altro elementi del branco al suo paddock e sempre controllando che gli individui siano compatibili. Bisogna essere molto abili nel leggere il linguaggio del corpo dei cavalli, quindi rivolgetevi ad un esperto in caso di dubbio.


5. MEDIAZIONE E CLASSE DI SOCIALIZZAZIONE. Possiamo mediare l’incontro fra il nuovo arrivato ed i singoli elementi del branco attraverso una classe di socializzazione. Un mediatore umano abile è in grado di riconoscere i segnali dei cavalli e di capire quando intervenire suggerendo di abbassare l’arousal (il livello di eccitazione), e quando invece restare semplicemente spettatore. Essere mediatore è possibile solo se si è accreditati agli occhi del cavallo come un elemento di fiducia: l’incontro con un conspecifico supera di interesse e importanza qualsiasi nostra richiesta e quindi è importante essere un elemento di riferimento, che il cavallo ritiene importante ascoltare anche in un momento cosi delicato. Uno dei tecnici della SEE sta sperimentando un metodo che sembra molto promettente: accompagna il nuovo elemento a conoscere i singoli componenti del branco e gli resta vicino per diverse ore, in modo da poter assistere ai momenti di possibile aggressione: vicino all’acqua, al cibo, nelle strettoie. In questo modo, può mediare da subito i conflitti ed ha riscontrato un tasso di aggressione quasi nullo nei confronti del nuovo arrivato! Anche se queste indicazioni possono apparire semplici, non improvvisatevi mediatori! Rischiereste di rovinare il vostro rapporto con il cavallo, che potrebbe non comprendere il vostro intervento e perdere fiducia, e soprattutto di compromettere la relazione fra questo ed il nuovo arrivato. E rischiereste di farvi male, inserendovi nelle dinamiche relazionali fra due cavalli.

Bibliografia
1 Fureix, C., Bourjade, M., Henry, S., Sankey, C., & Hausberger, M. (2012). Exploring aggression regulation in managed groups of horses Equus caballus. Applied Animal Behaviour Science, 138(3), 216-228.
2 Christensen, J. W., Ladewig, J., Søndergaard, E., & Malmkvist, J. (2002). Effects of individual versus group stabling on social behaviour in domestic stallions. Applied Animal Behaviour Science, 75(3), 233-248.
3 Freymond, S. B., Briefer, E. F., Von Niederhäusern, R., & Bachmann, I. (2013). Pattern of social interactions after group integration: A possibility to keep stallions in group. PloS one, 8(1), e54688.
4 Benhajali, H., Richard-Yris, M. A., Leroux, M., Ezzaouia, M., Charfi, F., & Hausberger, M. (2008). A note on the time budget and social behaviour of densely housed horses: A case study in Arab breeding mares. Applied Animal Behaviour Science, 112(1), 196-200.
5 Benhajali, H., Richard-Yris, M.A., Ezzaouia, M., Charfi, F., Hausberger, M. (2009). Foraging opportunity: a crucial criterion for horse welfare? Animal 3, 1308–1312.
6 Hartmann, E., Christensen, J.W., Keeling, L.J. (2009). Social interactions of unfamiliar horses during paired encounters: effect of pre-exposure on aggression level and so risk of injury. Applied Animal Behaviour Science, 121, 214–221.

Articoli

Stereotipie e Dopamina

Perché un cavallo ticchia per ridurre la sua frustrazione? Perché proprio quel comportamento apparentemente inutile e dannoso? Per reagire allo stress, il cavallo altera il suo cervello in modo di trovare senso in azioni che non l'avrebbero, come le stereotipie. Si crea un finto mondo dove prova piacere per sopperire alla sua grave assenza in quello reale.

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Il dibattito circa gli effetti dell’uso dell’imboccatura è uno fra i piú accesi in ambito equestre. La scienza dice la sua attraverso ricerche obiettive, che possono aiutarci a scegliere per il benessere del nostro amico cavallo senza lasciarci influenzare da una o l’altra corrente di pensiero.

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La relazione Etica con il Cavallo

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Nell'arco della mia vita in molte occasioni durante i corsi di formazione o stage con istruttori di equitazione ho sentito spesso usare la frase "relazione con il cavallo" con significati molto diversi ma, se dovessi ricordarne uno, farei fatica.

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La marcatura emozionale

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Le emozioni sono importanti componenti della mente perché rappresentano dei veri e propri marcatori delle esperienze vissute dal cavallo, nel senso che ogni nuovo evento può essere "agganciato" a emozioni piacevoli oppure spiacevoli in base a che tipo di emozioni ha suscitato in prima istanza quel particolare oggetto o situazione.

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Controllo del cavallo versus sviluppo del suo autocontrollo

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L'educazione nasce dalla Relazione Quotidiana

Allargare il piano delle conoscenze, impostare stili e abitudini, strutturare il carattere del puledro nelle sue risposte emozionali, rafforzare la memoria e le capacità cognitive, impostare un profilo fiducioso, calmo, aperto al mondo sono alcuni degli obiettivi che si possono raggiungere attraverso una corretta educazione.

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Il cavallo è "imbrancato"? ...e menomale!

I cavalli sono animali sociali che vivono in branco, organizzati in gruppi o bande. Ogni cavallo è per sua stessa natura imbrancato e guai se non lo fosse perché l'evoluzione naturale della sua specie l'ha selezionato così. Non è infatti concepibile per un equino, così come per un essere umano (per quanto alcuni talvolta lo auspichino, senza peraltro averlo provato), una vita equilibrata condotta in totale solitudine ed isolamento, neppure in uno sconfinato pascolo!

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Scarichiamo bene il cavallo alla longia prima di montarlo!

Visitando diversi centri mi capita ancor oggi di ascoltare discorsi sui cavalli del tipo "Devo farlo un po' stancare prima di montarlo, così si scarica un po'!" oppure "Lo metto in circolo così lo faccio sfogare", o ancora "Lo mando un po' in riserva perché è troppo carico".
I cavalli non sono pentole a pressione che vanno sfogate prima di essere aperte!

di Andrea Montagnani, Formatore Nazionale di Equitazione Etica

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Dominanza? No, grazie!

Il mondo dei cavalli è fatto di collaborazione, non di ubbidienza e tanto meno di scale gerarchiche e abitudini da caserma.
Le parole dominanza, gerarchia, comandi, rispetto, sottomissione hanno a che fare più con le proiezioni antropocentriche che non con le effettive logiche relazionali proprie della specie equina.

di Andrea Montagnani, Formatore Nazionale di Equitazione Etica

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L'educazione fisica del cavallo da un nuovo punto di vista

Educazione fisica significa in primo luogo conoscenza del proprio corpo.
Per il cavallo conoscere il proprio corpo vuol dire, da un lato, averne consapevolezza, dall'altro, sapere come muoverlo nello spazio con competenza e quindi possedere ampi schemi di movimenti che risultino familiari ed esprimibili in modo corretto, con precisione e destrezza.

di Andrea Montagnani, Formatore Nazionale di Equitazione Etica

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La Socializzazione primaria e secondaria

Il cavallo, per retaggio filogenetico, è un animale fortemente sociale ma deve sviluppare abilità e capacità che gli consentano di riconoscere come partner sociali sia gli altri cavalli (socializzazione primaria), sia noi umani (socializzazione secondaria) e imparare a interagire con loro con competenza.

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CAVALLI=PREDE E UMANI=PREDATORI?

Facciamo un po' di chiarezza su questo tema.
Quante volte hai sentito dire da istruttori e appassionati di cavalli che il cavallo è una Preda e noi siamo dei Predatori? Oppure il cavallo istintivamente ci teme perché ci vede come un predatore, odoriamo da predatori (specie se mangiamo carne) e abbiamo gli occhi frontali come i predatori?

di Andrea Montagnani, Formatore Nazionale di Equitazione Etica

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PERCHÉ NON UTILIZZIAMO L’IMBOCCATURA DURANTE UN'ESCURSIONE

La capezza con la sua longhina sono prima di tutto uno strumento di sicurezza per il cavallo ogni volta che ci si debba spostare insieme, sia all'interno dei centri equestri che in prossimità di strade, centri urbani o zone affollate, perché spesso, negli ambienti antropizzati (e di conseguenza non consoni alla natura degli equini), basta veramente poco per rischiare di coinvolgere il cavallo in un incidente mettendo a rischio persino la propria vita e quella altrui.

di Andrea Montagnani, Formatore Nazionale di Equitazione Etica

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SMETTI DI BRUCARE!!!

Quante volte durante un'escursione hai visto strattonare le redini, spesso anche attaccate ad un'imboccatura, per evitare che il cavallo si fermi a mangiare l'erba? Ogni volta che il malcapitato abbassa la testa verso un ciuffo prelibato ecco che arriva puntualmente lo strattone da parte dell'umano impaziente di procedere a passo spedito.

di Andrea Montagnani, Formatore Nazionale di Equitazione Etica

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Convegno “La relazione millenaria uomo-cavallo fra passato e futuro"

21 marzo 2016 - Università Cattolica di Milano
Successo del convegno incentrato sul futuro dell’equitazionetotalmente i posti dell’aula Magna della Cattolica di Milano. Tra i tredici relatori invitati dall’organizzazione a portare il proprio punto di vista, ben due esponenti della Scuola di Equitazione Etica (SEE) che ha la sua sede italiana a Moncigoli di Fivizzano: il responsabile nazionale della SEE Andrea Montagnani e la referente scientifica della scuola, l’etologa ricercatrice internazionale Rachele Malavasi.

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Il cavallo iperattivo

Ci sono cavalli che proprio non riescono a stare fermi vicino all'umano: saltano addosso, corrono all'impazzata, tirano alla corda e, perfino quando sono esausti, non si fermano perché la loro mente proprio non è in grado di tranquillizzarsi e fermarsi un attimo. 

di Andrea Montagnani, Formatore Nazionale di Equitazione Etica

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Stereotipie dei cavalli

Cosa sono le stereotipie?

Si tratta di comportamenti ossessivi compulsivi messi in atto dagli animali in modo ripetitivo e non funzionale e che non sono attuati con una finalità precisa.

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La posizione del cavaliere in discesa

Illustriamo in questo articolo la biomeccanica della posizione in discesa del cavaliere così come viene condivisa dalla Scuola di Equitazione Etica.

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L'Apprendimento nel Cavallo - Parte 2 - Abilitá cognitive nel giusto contesto

In questo secondo articolo della serie sull'apprendimento si parla di come il cavallo legge ed interpreta il mondo, e di come modifica i suoi comportamenti di consequenza.

di Rachele Malavasi, Etologa

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L'Apprendimento nel Cavallo - Parte 1 - Comportamentismo e cognitivismo

Due interessanti articoli per parlare di come i cavalli estraggono informazioni dal mondo e le elaborano, e del modo in cui l'equitazione ha (o NON ha) integrato queste capacitá nei suoi metodi. In questo primo articolo, le principali teorie dell'apprendimento.

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L'importanza delle emozioni nell'insegnamento

La vita emozionale del Cavallo è molto ricca e rappresenta una variabile basilare per la sua vita sociale e la sua relazione. Ma allora come si può insegnare al cavallo attraverso le emozioni positive?

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Una nuova chiave di lettura

Un paradigma è una chiave di lettura della realtà.

Nella storia dell'equitazione si sono succeduti tre paradigmi fondamentali. Il paradigma utilizzato per eccellanza nel passato è stato quello della dominanza legato alla teoria del capobranco e la sottomissione del cavallo.

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Ogni essere vivente ha necessità di comunicare per poter sopravvivere

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Ogni momento trascorso insieme ai cavalli ci ha di certo insegnato che dobbiamo confrontarci con una comunicazione decisamente diversa da quella che abbiamo abitualmente con altre persone umane.

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Il cavallo da solo …è un cavallo triste!

“Cosa vuole di più il mio cavallo? Mangia ottimo fieno tutti i giorni, beve al suo beverino, dorme al caldo nel suo box di legno e ha a disposizione anche un paddock!" 
“Ho salvato il mio cavallo dal macello ed ora vive sereno e felice presso un maneggio ed ha ben 500 mq solo per lui. Cosa potrebbe desiderare di più?”

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Un codice etico sottoscritto dai professionisti di equitazione

L’Equitazione Etica non è per tutti, poiché non si tratta di uno sport o di una disciplina, ma è un vero e proprio stile di vita che richiede la condivisione di valori di rispetto del prossimo, di apertura verso l’altro, di accoglienza delle differenze individuali e di specie, di assenza di giudizio, di collaborazione inter ed intraspecifica, di umiltà, di disponibilità alla crescita e formazione continua.

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Il cavallo cognitivo: da Clever Hans ad oggi

Memoria, riconoscimento cross-modale, comunicazione intenzionale...sono solo alcune delle strabilianti abilitá cognitive che i cavalli possiedono e che usano soprattutto per mediare le relazioni nel branco.

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L'Educazione del Cavallo - Le 10 regole fondamentali

E-ducare significa letteralmente condurre fuori, in riferimento al potenziale di ognuno.
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L'importanza delle parole

Le parole sono l'espressione di un pensiero, ma è vero anche il contrario: l'uso di una parola piuttosto che un'altra può condizionare il nostro modo di pensare e, di conseguenza, di agire.

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Il compromesso della cattività

Riteniamo sia importante chiedersi spesso cosa possiamo fare, noi esseri umani, per i nostri compagni equini che, volenti o nolenti, non hanno altra possibilità di vita che insieme a noi. Siamo infatti noi a scegliere loro, imponendo le nostre decisioni in merito ad ogni aspetto della loro esistenza e il viceversa è una possibilità non contemplata nel mondo reale.

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Certificato Medico per attività sportiva

Per fare un po' di chiarezza sulle certificazioni mediche richieste per lo svolgimento di attività sportiva, riportiamo qui di seguito le principali modifiche introdotte dal c.d. Decreto del Fare.

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Il Cavallo Etico - Senso di giustizia e moralità nel mondo animale

Proponiamo la traduzione di questo famoso articolo dal titolo evocativo di "Il Cane Etico" scritto da Marc Bekoff, famoso etologo e biologo evoluzionista per soffermarci a riflettere sull'evoluzione del senso di giustizia e della moralità nelle varie specie animali. In questo contesto sarà facile, con le dovute differenze, traslare i concetti esposti per una innovativa visione della specie equina "Il Cavallo Etico".

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L'ingaggio motivazionale

Sono fermamente convinto che i comportamenti dei cavalli non siano mossi esclusivamente da stimoli esterni ma ritengo che ciò che muove il comportamento siano le motivazioni interne presenti in ogni soggetto.

"Le foglie sono mosse dal vento", gli animali invece, come ben descrive il nome stesso, si muovono per una propria forza interna alimentata dalle motivazioni.

di Andrea Montagnani, Formatore Nazionale di Equitazione Etica

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