La capezza con la sua longhina sono prima di tutto uno strumento di sicurezza per il cavallo ogni volta che ci si debba spostare insieme, sia all'interno dei centri equestri che in prossimità di strade, centri urbani o zone affollate, perché spesso, negli ambienti antropizzati (e di conseguenza non consoni alla natura degli equini), basta veramente poco per rischiare di coinvolgere il cavallo in un incidente mettendo a rischio persino la propria vita e quella altrui.

di Andrea Montagnani, Formatore Nazionale di Equitazione Etica

Pertanto, capezza-corda o capezza-redini, da un lato, devono essere uno strumento di comunicazione tra umano ed equino in grado di trasmettere segni precisi intrisi di puntuale significato e, per l’altro verso, sono una “rete di sicurezza” che, entrando in tensione solo quando si verifica un imprevisto non gestibile con altro tipo di comunicazione, scongiura un danno peggiore.

Quando l'umano si trova a terra è ormai consuetudine e perfettamente naturale per lui muoversi insieme all'equino utilizzando esclusivamente la corda con la capezza, anche se molti lo fanno applicando tensione ad entrambe. Ma, una volta in sella, scatta nel cavaliere un meccanismo psicologico perverso che, per ragioni che attribuisce alla necessità di un maggior controllo e sicurezza, lo spinge a far indossare al cavallo un'imboccatura. La sensazione di avere il controllo è davvero profondamente radicata in molti cavalieri come d'altro canto l'idea che l'imboccatura costituisca un freno o uno strumento efficace di gestione del cavallo.
Premesso che sconsiglierei chiunque di montare un cavallo che, secondo il parere comune, "necessitasse di un’imboccatura per essere controllato” o semplicemente gestito, vi espongo il mio punto di vista.

Poiché i comportamenti sono sempre una manifestazione esteriore dello stato mentale, ritengo che il primo intervento da mettere in atto, ancora prima di ogni forma di equitazione, sia sempre educativo e precisamente rivolto ai livelli di eccitazione e di agitazione che spesso vive il cavallo quando è con l'umano: l'eccitazione è infatti uno dei principali motivi che lo porta a "tirare sulle redini" e ciò non ha nulla a che vedere con la dominanza, come spesso viene insegnato!
In molte coppie di umani/equini che incontro, riscontro spesso che più elevata è l'andatura intrapresa, maggiore è l'eccitazione del cavallo e di conseguenza la tensione applicata alle redini. L'immagine che mi trovo davanti in questi casi è davvero poco piacevole: non c'è intesa e tanto meno divertimento per entrambi gli elementi della coppia, è tutta una costrizione per non parlare del dolore che il malcapitato equino è costretto a sopportare.

Di certo se un cavallo cresce e vive la sua vita isolato in box e privato di occasioni di socializzazione, questo carico di eccitazione sarà espresso dal soggetto in modo più evidente e la fonte di ciò è il malessere che quotidianamente vive. Spezzo un'altra lancia a favore della GESTIONE NATURALE che, oltre a una scelta etica per il benessere, contribuisce profondamente alla strutturazione dei corretti stati di calma in ogni individuo del branco e proprio nella gestione naturale, nella quasi totalità dei casi, giace la soluzione al problema degli stati eccitatori strutturati in molti soggetti.

L'opporsi del cavallo alle richieste del cavaliere non dipende MAI dagli strumenti - il tipo di capezza, la corda che agganciamo ad essa, le redini oppure l'imboccatura usata - ma dal MODO IN CUI IL CAVALLO VIVE QUELLA SITUAZIONE, dal carico di eccitazione che lo avvolge, dal profilo emozionale attivato e dalle scarse conoscenze o competenze che gli abbiamo fornito nella relazione con noi. 

D'altro canto il "tirare sulle redini" da parte di un cavallo eccitato crea difficoltà anche nella persona e ciò diventa motivo di CONFLITTUALITÀ NELLA RELAZIONE, oltre che semplicemente creare disagio nel cavallo. E' di certo vero che il suo opporsi non dipende in modo diretto dalla relazione bensì è il frutto della concomitanza di tanta eccitazione e poca conoscenza. E' altresì vero che, attraverso la relazione e solo grazie ad essa, è possibile superare il problema contingente del tirare e del fuggire.
Occorre innanzitutto spazzar via i pregiudizi che affidano agli strumenti il compito di insegnare: lo strumento può solo essere di supporto all’insegnamento o, al limite può aiutare a tamponare temporaneamente un problema contingente, ma il vero, efficace e profondo insegnamento non può prescindere dal curare la RELAZIONE in ogni istante!

E' indispensabile intervenire su diversi fronti:

1) aumentare l'ACCREDITAMENTO del partner umano, facendo capire al cavallo che insieme a lui accadono cose piacevoli e quindi è meglio stare vicini o connessi se si è in sella, e parimenti abituarlo a seguire le nostre indicazioni, attraverso esercizi come, per fare giusto un esempio, i cambi di direzione;
2) lavorare sulla CALMA e sugli AUTOCONTROLLI in modo da accrescere le sue conoscenze e ammortizzare e contenere l'eccitazione, aumentando la frequenza delle attività insieme, variando la tipologia di queste e trasformandole in momenti di relazione piacevoli.

Andrea al galoppo con Geronimo durante un'escursione

La mia esperienza mi porta a dire che non è affatto un'utopia per nessuno arrivare a una perfetta intesa con il cavallo e, per fare un esempio, affrontare un'escursione in capezza a tutte le andature anche in gruppo, ma è pur vero che in quanto "rete o cintura di sicurezza", le redini possono comunque di colpo diventare utilissime al sopraggiungere di un pericolo o un imprevisto. 

E allora mi chiedo: AGGANCEREMMO MAI UNA CINTURA DI SICUREZZA ALLA NOSTRA BOCCA?
La bocca è una regione molto delicata, ben diversa dalla testa per struttura, morfologia e apparati connessi.

Gruppo in capezza durante un'escursione

Molte persone che a ragione non amavano mettere l'imboccatura al cavallo per i motivi suesposti hanno trovato nella capezza o nell'hackamore una soluzione ideale per svolgere attività insieme ma hanno dovuto, da sole o coadiuvate da un tecnico, dedicare il giusto tempo a precisi interventi sui profili emozionali e motivazionali dei loro cavalli. Questi ultimi con la capezza non si trovano più costretti a subire strattoni nella delicata zona della bocca (commessura labiale - zona delle barre - lingua - palato - mento) che spesso sono la causa dei principali comportamenti di difesa come le impennate, le sgroppate o gli scarti. Un'imboccatura infatti si oppone all'autocontrollo del cavallo in modo molto più deciso rispetto ad una capezza. Legare la cintura di sicurezza in una zona neutra come la testa, capace di ripartire le tensioni su una struttura decisamente più forte, senza focalizzarle su una parte molto delicata come la bocca, è una soluzione a mio avviso molto più ragionevole.

Con capezza e un paio di redini il cavallo competente può abbassare la testa, annusare, incurvarsi, mettersi a fianco di un altro cavallo, essere all'occorrenza controllato e ritornare velocemente calmo se un rumore improvviso lo spaventa.
Uno strattone dato al cavallo con l'imboccatura perché si pensa di insegnargli qualcosa verrà percepito da lui comunque come una minaccia in quanto avviene in un'area particolare, quella della bocca, deputata tra l'altro in natura agli scontri più violenti.

Concludendo: serve davvero minacciare e strattonare un cavallo per fare un'attività insieme o utilizzare l'imboccatura per comunicare o nell'insegnamento? No davvero.
Ci sono molti modi per relazionarsi con i cavalli nel mondo ma con la Scuola di Equitazione Etica desideriamo divulgare questi principi:
un istruttore o educatore preparato non ha bisogno di strumenti coercitivi e obsoleti per evitare che il cavallo si opponga o tiri sulle redini.

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Andrea Montagnani

Responsabile del Settore Equitazione Etica Endas

Articoli

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Perché un cavallo ticchia per ridurre la sua frustrazione? Perché proprio quel comportamento apparentemente inutile e dannoso? Per reagire allo stress, il cavallo altera il suo cervello in modo di trovare senso in azioni che non l'avrebbero, come le stereotipie. Si crea un finto mondo dove prova piacere per sopperire alla sua grave assenza in quello reale.

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Nell'arco della mia vita in molte occasioni durante i corsi di formazione o stage con istruttori di equitazione ho sentito spesso usare la frase "relazione con il cavallo" con significati molto diversi ma, se dovessi ricordarne uno, farei fatica.

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"Preferisco investire il tempo nello sviluppo dell'AUTOCONTROLLO del cavallo, non nel controllo del suo movimento!"

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L'educazione nasce dalla Relazione Quotidiana

Allargare il piano delle conoscenze, impostare stili e abitudini, strutturare il carattere del puledro nelle sue risposte emozionali, rafforzare la memoria e le capacità cognitive, impostare un profilo fiducioso, calmo, aperto al mondo sono alcuni degli obiettivi che si possono raggiungere attraverso una corretta educazione.

di Andrea Montagnani, Formatore Nazionale di Equitazione Etica

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Il cavallo è "imbrancato"? ...e menomale!

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Scarichiamo bene il cavallo alla longia prima di montarlo!

Visitando diversi centri mi capita ancor oggi di ascoltare discorsi sui cavalli del tipo "Devo farlo un po' stancare prima di montarlo, così si scarica un po'!" oppure "Lo metto in circolo così lo faccio sfogare", o ancora "Lo mando un po' in riserva perché è troppo carico".
I cavalli non sono pentole a pressione che vanno sfogate prima di essere aperte!

di Andrea Montagnani, Formatore Nazionale di Equitazione Etica

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Dominanza? No, grazie!

Il mondo dei cavalli è fatto di collaborazione, non di ubbidienza e tanto meno di scale gerarchiche e abitudini da caserma.
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di Andrea Montagnani, Formatore Nazionale di Equitazione Etica

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L'educazione fisica del cavallo da un nuovo punto di vista

Educazione fisica significa in primo luogo conoscenza del proprio corpo.
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di Andrea Montagnani, Formatore Nazionale di Equitazione Etica

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La Socializzazione primaria e secondaria

Il cavallo, per retaggio filogenetico, è un animale fortemente sociale ma deve sviluppare abilità e capacità che gli consentano di riconoscere come partner sociali sia gli altri cavalli (socializzazione primaria), sia noi umani (socializzazione secondaria) e imparare a interagire con loro con competenza.

di Andrea Montagnani, Formatore Nazionale di Equitazione Etica

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CAVALLI=PREDE E UMANI=PREDATORI?

Facciamo un po' di chiarezza su questo tema.
Quante volte hai sentito dire da istruttori e appassionati di cavalli che il cavallo è una Preda e noi siamo dei Predatori? Oppure il cavallo istintivamente ci teme perché ci vede come un predatore, odoriamo da predatori (specie se mangiamo carne) e abbiamo gli occhi frontali come i predatori?

di Andrea Montagnani, Formatore Nazionale di Equitazione Etica

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PERCHÉ NON UTILIZZIAMO L’IMBOCCATURA DURANTE UN'ESCURSIONE

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SMETTI DI BRUCARE!!!

Quante volte durante un'escursione hai visto strattonare le redini, spesso anche attaccate ad un'imboccatura, per evitare che il cavallo si fermi a mangiare l'erba? Ogni volta che il malcapitato abbassa la testa verso un ciuffo prelibato ecco che arriva puntualmente lo strattone da parte dell'umano impaziente di procedere a passo spedito.

di Andrea Montagnani, Formatore Nazionale di Equitazione Etica

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Convegno “La relazione millenaria uomo-cavallo fra passato e futuro"

21 marzo 2016 - Università Cattolica di Milano
Successo del convegno incentrato sul futuro dell’equitazionetotalmente i posti dell’aula Magna della Cattolica di Milano. Tra i tredici relatori invitati dall’organizzazione a portare il proprio punto di vista, ben due esponenti della Scuola di Equitazione Etica (SEE) che ha la sua sede italiana a Moncigoli di Fivizzano: il responsabile nazionale della SEE Andrea Montagnani e la referente scientifica della scuola, l’etologa ricercatrice internazionale Rachele Malavasi.

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di Andrea Montagnani, Formatore Nazionale di Equitazione Etica

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Cosa sono le stereotipie?

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Illustriamo in questo articolo la biomeccanica della posizione in discesa del cavaliere così come viene condivisa dalla Scuola di Equitazione Etica.

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L'Apprendimento nel Cavallo - Parte 1 - Comportamentismo e cognitivismo

Due interessanti articoli per parlare di come i cavalli estraggono informazioni dal mondo e le elaborano, e del modo in cui l'equitazione ha (o NON ha) integrato queste capacitá nei suoi metodi. In questo primo articolo, le principali teorie dell'apprendimento.

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Ogni essere vivente ha necessità di comunicare per poter sopravvivere

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L'importanza delle parole

Le parole sono l'espressione di un pensiero, ma è vero anche il contrario: l'uso di una parola piuttosto che un'altra può condizionare il nostro modo di pensare e, di conseguenza, di agire.

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Il compromesso della cattività

Riteniamo sia importante chiedersi spesso cosa possiamo fare, noi esseri umani, per i nostri compagni equini che, volenti o nolenti, non hanno altra possibilità di vita che insieme a noi. Siamo infatti noi a scegliere loro, imponendo le nostre decisioni in merito ad ogni aspetto della loro esistenza e il viceversa è una possibilità non contemplata nel mondo reale.

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Certificato Medico per attività sportiva

Per fare un po' di chiarezza sulle certificazioni mediche richieste per lo svolgimento di attività sportiva, riportiamo qui di seguito le principali modifiche introdotte dal c.d. Decreto del Fare.

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Proponiamo la traduzione di questo famoso articolo dal titolo evocativo di "Il Cane Etico" scritto da Marc Bekoff, famoso etologo e biologo evoluzionista per soffermarci a riflettere sull'evoluzione del senso di giustizia e della moralità nelle varie specie animali. In questo contesto sarà facile, con le dovute differenze, traslare i concetti esposti per una innovativa visione della specie equina "Il Cavallo Etico".

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di Andrea Montagnani, Formatore Nazionale di Equitazione Etica

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