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Il cavallo da solo …è un cavallo triste!

“Cosa vuole di più il mio cavallo? Mangia ottimo fieno tutti i giorni, beve al suo beverino, dorme al caldo nel suo box di legno e ha a disposizione anche un paddock!" 
“Ho salvato il mio cavallo dal macello ed ora vive sereno e felice presso un maneggio ed ha ben 500 mq solo per lui. Cosa potrebbe desiderare di più?”

Quante volte ho sentito affermazioni come queste e quante volte mi sono trovato a condividere con molte persone questo argomento.

Cominciamo con ordine: perché il cavallo che vive da solo non è felice?

Per rispondere a questa domanda si può partire nel chiedersi quali siano i bisogni del cavallo. Possiamo rappresentarli in modo semplice e diretto con questo schema:

 piramide

Questo semplice schema rappresenta in forma piramidale i bisogni del cavallo divisi per livelli successivi di importanza. Si parte dalla base in cui troviamo i bisogni fisici o primari, legati alla sopravvivenza e subito dopo quelli legati alla sicurezza ed all'incolumità; si tratta di tutte quelle necessità minime necessarie affinché il soggetto possa aver garantita la vita e sono per questa ragione le prime di cui si preoccupa. Sono anche quelle a cui dedica la maggior parte del suo tempo, essendo il cavallo una specie erbivora che ha bisogno di mangiare per diverse ore al giorno in un luogo sereno e privo di stress che gli permetta anche di riposarsi nel modo che preferisce. Ma è anche vero che appena questi bisogni primari sono soddisfatti, il cavallo immediatamente sente immancabilmente la necessità di appagare altri bisogni, passando così ai livelli successivi della piramide; primi fra tutti quelli legati al gruppo sociale, essendo il cavallo, come l'essere umano, un animale evolutosi in gruppo.

Un cavallo che vede soddisfatti solo i primi due step della piramide, non è un cavallo che vive, ma è un essere che si limita a sopravvivere, spesso dal solo punto di vista fisico, perdendo progressivamente capacità cognitive e compromettendo vieppiù il suo equilibrio psichico.

Se poi l'obiettivo è quello di ricercare un cavallo felice e completamente appagato, allora bisogna salire ancora i gradini della piramide per arrivare al vertice dove, attraverso la crescita dell'autostima, legata strettamente alle buone e varie esperienze fatte, il soggetto conquista la vetta in cui vive la piena realizzazione di sé. Arrivare alla cima è molto difficile, ma ogni partner umano dovrebbe impegnarsi nel continuare a favorire l'ascesa alla vetta della piramide per tutta la vita del proprio partner equino.

A questo punto la risposta alla domanda iniziale è molto semplice.
Un cavallo che vive solo anche in paddock avrà soddisfatto i primi due livelli della piramide (bisogni fisici e di sicurezza), ma il fatto di passare le giornate in solitudine non gli permetterà mai di arrivare a completare il livello dei bisogni di appartenenza, cioè il sentirsi parte di un gruppo. Per questo non sarà mai un cavallo veramente felice! La motivazione affiliativa appartiene a tutta la specie, è presente in ogni soggetto ed è quella forza e quel desiderio che li spinge in natura, da decine di milioni di anni, a raggrupparsi e stringere legami molto forti tra di loro.
Per questo il cavallo da solo non si sentirà appagato, gli mancherà la sfera affettiva, gli amici, i compagni di gioco e di grooming, la sicurezza legata al far parte di un branco, ... e, come minimo, si annoierà. Tutto questo può provocare nel lungo periodo uno stato di stress che lo potrebbe portare all'apatia o, peggio ancora, a problemi fisici o comportamentali.

Il cavallo nasce con desideri di specie da soddisfare che, se soddisfatti nella vita quotidiana, lo faranno sentire appagato e felice.

Questi desideri vengono chiamati in termini scientifici "motivazioni" e le illustro schematicamente qui di seguito. 
Affronterò nei prossimi articoli una per una tali motivazioni, approfondendone i contenuti.

Tutti questi argomenti sono trattati nel libro 'Da Zero a Cinque - La formazione etica del cavallo - disponibile al seguente link

TORTA MOTIVAZIONI copy

Andrea Montagnani
Direttore della Scuola di Equitazione Etica

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