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Informazioni e curiosità
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DOMANDE E RISPOSTE

In cosa si differenzia l’Equitazione Etica dai vari metodi di equitazione naturale?

Alcuni metodi di equitazione naturale non si preoccupano di come il cavallo viva, ma riguardano esclusivamente sulla parte addestrativa. 

L'approccio etico basa le fondamenta della sua eticità proprio preoccupandosi in primo luogo di garantire condizioni di benessere al cavallo, a partire da come e dove il cavallo vive, prima ancora di guardare alla parte di interazione con l'essere umano. Quest'ultima deve avvenire in un ambiente che offra sia al partner umano che a quello equino condizioni di equità, di benessere e di soddisfacimento delle motivazioni di entrambi, trovando i punti di incontro in modo continuo e dinamico. 

I metodi di equitazione naturale propongono spesso un approccio focalizzato sul condizionare il comportamento del cavallo, agendo con stimoli, pressioni e rinforzi. Le tecniche di solito impiegate da questi metodi sono basate sull'idea di rendere "comode" al cavallo le situazioni/comportamenti voluti dall'essere umano e "scomode" quelle non volute.

L'approccio etico desidera invece comprendere prima e conquistare poi la mente del cavallo, attraverso un approccio che renda sempre un'esperienza piacevole per il cavallo stare accanto all'essere umano.

Molti metodi di equitazione naturale concepiscono la relazione con il cavallo come un punto di arrivo, da ottenere facendo o non facendo richieste codificate dal metodo stesso. Nell'approccio etico la relazione non può che essere il punto di partenza, la premessa indispensabile per poter svolgere qualsiasi attività insieme al cavallo. Deve in sostanza essere sempre presente la volontà di entrambi i partner di stare insieme e fare o non fare qualcosa insieme. I due partner, equino ed umano, devono collaborare volontariamente per raggiungere gli obiettivi comuni e condivisi. Ognuno è libero di esprimere il proprio pensiero attraverso il comportamento che non viene mai inibito.

La relazione come punto di partenza e non di arrivo e un approccio collaborativo e non competitivo favoriscono la riduzione al minimo di situazioni conflittuali e di stress. La ricerca dell'individualità e l'esaltazione delle qualità e dei punti di forza del singolo segnano il percorso dei due partner insieme. Far sì che il comportamento del cavallo sia sempre qualcosa da lui voluto e non dovuto fa parte del processo. Non fanno pertanto parte di questo approccio pratiche ubbiditive, ma l'attenzione è focalizzata sulla scoperta e comprensione della mente del cavallo, dei processi che avvengono al suo interno, di come il cavallo apprende e di come possiamo aiutare ogni singolo individuo ad ampliare il suo bagaglio culturale ed esperienziale.

Per evidenziare un'altra differenza, l'Equitazione Etica non è un metodo, ma un modo di vivere il cavallo.

Dalle foto ho visto che utilizzate la stessa attrezzatura impiegata nell'equitazione naturale. In cosa vi differenziate?

L'attrezzatura e le tecniche impiegate in questo approccio possono essere in parte comuni ad altri metodi o discipline, ma ciò che conta, sempre, è l'approccio che sta dietro ad ogni tecnica o attrezzatura, è il modo in cui queste attrezzature sono utilizzate ed interpretate sia dal partner umano che da quello equino. Cosí come i jeans una volta erano l’abbigliamento degli operai in fabbrica ed oggi possono essere indossati ad un convegno, allo stesso modo gli strumenti delle diverse discipline equestri possono essere utilizzati con basi teoriche del tutto differenti pur restando sostanzialmente gli stessi.

In pratica, che metodo usate?
La Scuola di Equitazione Etica non propone un metodo di studi e, pur prevedendo l’impiego di svariate metodiche provenienti da campi anche molto distanti fra loro, adotta l’approccio cognitivo relazionale che non è di per sé un metodo, ma piuttosto un paradigma, cioè una chiave di interpretazione.

La cognizione é la capacitá di riportare alla mente eventi passati o oggetti lontani dalla vista e di elaborarne il significato. Questa elaborazione è personale e si basa sul nostro vissuto, quindi è soggettiva: quello che riportiamo alla mente ed i significati che gli diamo li conosce solo il soggetto. Su questi presupposti si basa ogni interazione che abbiamo con altri esseri umani: teniamo conto del passato dell’individuo che abbiamo di fronte e del suo modo di interpretare la realtá, ed agiamo di conseguenza. Poiché siamo dotati della possibilità di articolare i nostri pensieri, noi esseri umani abbiamo l’enorme vantaggio di poter accedere facilmente ai significati che ogni individuo dá alla realtá. Per tutti gli altri animali, peró, non è cosí. Qui nasce la nostra difficoltá nel relazionarci con gli animali non-umani: per capire il loro mondo interiore, siamo costretti ad interpretare e quindi ad osservare con pazienza. Le loro esperienze non ci vengono raccontate, ma si esprimono nel comportamento.

L’approccio cognitivo relazionale impone quindi tempo e pazienza non per insegnare un esercizio, ma per comprendere chi è l’individuo che abbiamo di fronte, cosa ha passato nella vita e agire di conseguenza, come facciamo con tutti gli esseri umani che incontriamo. Attraverso questo approccio, si smette di considerare il comportamento come una semplice reazione ad uno stimolo e si comincia invece a considerare ogni comportamento come frutto di una elaborazione mentale. In termini pratici, al posto di continuare a scontrarsi con un cavallo considerando i suoi comportamenti ‘problematici’, li si interpreta come espressione di un disagio che va capito. Dopo aver lavorato sul disagio ed averlo risolto, le nostre richieste vengono accolte con molta piú serenitá dal partner equino: si riducono i comportamenti imprevedibili (perché si stimola l’azione pensata e non la reazione del cavallo) e quindi anche le paure di chi si avvicina al cavallo. Per evitare che altri disagi si manifestino, l’approccio etico si cura del fatto che il cavallo associ la nostra presenza e azioni a ricordi positivi (marcatura emozionale positiva).

Abbiamo però detto che l’approccio è cognitivo e relazionale. La parte relazionale dell’approccio si esprime tenendo conto del fatto che “ogni espressione del soggetto ha a che fare con la relazione: l'altro definisce un campo espressivo, l'altro favorisce certe esperienze, l'altro influenza attraverso effetti osmotici e mimetici. Pertanto, secondo tale approccio, non è possibile modificare un profilo comportamentale senza modificare la rete di relazioni che circondano il soggetto. Poiché le relazioni individuano dei ruoli e delle attività tra i partecipanti, occorre agire non tanto e non solo sulla correttezza relazionale ma sulle dimensioni di relazione.” (Prof. R. Marchesini, etologo e filosofo)

Ho capito: quindi nell’equitazione etica si sta accanto al cavallo, spazzolandolo e coccolandolo, in modo che abbia sempre bei ricordi. Ma io voglio fare e-q-u-i-t-a-z-i-o-n-e!

Il fatto che la relazione ed il soddisfacimento delle motivazioni e dei bisogni del cavallo siano alla base dell’approccio etico, non significa che i cavalieri etici non facciano attivitá da sella o che queste attivitá si riducano a passeggiatine poco impegnative. Un partner umano che si limita a viziare e coccolare il partner equino, magari antropomorfizzandolo, tagliandogli le vibrisse o preoccupandosi di mettergli una coperta in inverno, non è un buon compagno. L’uomo ha un ruolo importantissimo nella coppia: quello di fare da mediatore fra il mondo antropico e quello naturale e dotare il cavallo delle competenze per affrontare le sfide che gli si presenteranno in questo mondo per lui alieno, e questo di certo non si ottiene solo con carote e carezze!

Per sfide si intende tutto quello che un cavallo naturalmente non conosce (come la plastica) o che, privato degli stimoli sociali adeguati, è stato costretto a non conoscere. Non possiamo dare per scontato che uno specchio, una busta di plastica in volo, dei panni stesi o un tombino non siano spaventosi: finché il cavallo non li esplora con il muso o con lo zoccolo, restano oggetti potenzialmente pericolosi. La nostra abilitá sará allora quella di introdurre con delicatezza il partner equino in questo mondo sconosciuto, in modo che possiamo andare insieme in avventurosi trekking in sicurezza e serenitá per entrambi. Un bravo partner umano insegna al suo compagno equino a passare per delle strettoie o sopra dei materiali inusuali prima di portarlo in passeggiata, in modo che questi elementi fuori dal solito ambiente di vita non siano fonte di stress. E per poterlo fare, il cavaliere etico deve aver sviluppato un buon assetto, essere abile nell’uso degli aiuti naturali e artificiali, ed avere una buona comunicazione con il partner equino.

Ma anche le nostre motivazioni vanno soddisfatte! Questo è il bello della relazione: il partner equino sará felice di offrirci un bel galoppo, saltare un tronco o persino fare un percorso ad ostacoli, perché siamo una coppia e nella coppia ci si accontenta a vicenda. Chi non ha mai sperimentato una relazione profonda con il proprio compagno equino difficilmente si puó rendere conto di quanto il cavallo sia in grado di donarci, non costretto, e di quanto sia felice di farlo.

E' possibile seguire i vostri percorsi formativi da casa?

Riteniamo per nostra stessa esperienza che il supporto di un esperto in formazione sia il modo più efficace per apprendere velocemente e per sviluppare competenze senza il rischio di incorrere in errori inconsapevoli che, se ripetuti nel tempo, poi sono difficili da correggere.

Ecco perchè vediamo i supporti tipo gli articoli, i libri, i video come validi strumenti didattici integrativi ma da soli non sufficienti a garantire una efficace formazione.

Sul territorio trovi tecnici formatisi appositamente per darti tutto il supporto necessario e ti sarà sufficiente cercar sulla mappa per trovare quello più vicino a te che potrà anche venire direttamente presso casa tua o il tuo centro per seguirti nel percorso insieme al tuo cavallo.

 

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